lunedì 9 settembre 2013

Vacarme

Dietro l'apparentemente neutrale scelta di una tecnica, si cela un disegno autoritario e disumanizzante di restaurazione.

Su Vacarme


giovedì 29 agosto 2013

art brut

Jeanne Tripier (1869 1944)

Fille d’un marchand de vin, Jeanne Tripier passe son enfance chez sa grand-mère à la campagne. Par la suite, elle vit à Montmartre, avec son fils Gustav, dont le père est américain. Elle travaille comme vendeuse. A l’âge de cinquante-huit ans, elle se passionne pour le spiritisme. Elle est internée en 1934 pour "psychose chronique, logorrhée et mégalomanie". “Médium de première nécessité, justicière planétaire et réincarnation de Jeanne d’Arc”, elle développe, pendant les dix années de son hospitalisation, une vision du monde qu’elle transcrira, mêlées aux souvenirs de sa vie quotidienne, dans sesMessages relatant ses voyages interplanétaires, ou ses Missions sur Terre. Elle réalise des dessins à l’encre, qu’elle mélange avec de la teinture pour les cheveux, du vernis à ongles ou des médicaments. Accompagnés de textes, ces dessins deviennent des sortes de cartographie de la voyance. Mais l’œuvre de Jeanne Tripier la plus saisissante est constituée de broderies. Femme au foyer pendant la première partie de sa vie, l’aiguille devient pour elle une arme redoutable le jour où son “corps fluidique astral” l’emporte définitivement sur son “corps fluide charnel”, le jour où elle "décide" une migration mentale et devient ainsi la main de Jeanne d’Arc, de Joséphine de Beauharnais et de tout un défilé de personnages extravagants. Les messages émanant de toutes ses personnalités défilent et se mêlent les uns aux autres, créent le fil discontinu d’une “litanie de l’absurde”, lancent des imprécations, déclenchent des guerres, parlent au moyen de codes secrets qu’elle baptise “langage sphérique”. En s’offrant aux esprits qui guident son aiguille, Jeanne Tripier nie sa propre identité, laisse venir des formes dénuées de toute représentation convenue. Protégée par l’anonymat, elle s’affranchit de la conformité, de la banalité et, en utilisant l’outil de sa domination comme arme symbolique, elle devient une grande artiste. 







martedì 4 giugno 2013

Aloïse Corbaz

Aloïse Corbaz nasce nel 1886 a Losanna in una famiglia numerosa, sono in sei, ta fratelli e sorelle. Il padre è alcolizzato, la madre muore quando lei ha solo 11 anni.
Nel 1918 è internata nell'ospedale psichiatrico di Cery-sur-Lausanne. Nel 1920 viene trasferita alla Clinique de la Rosière, a Gimel-sur-Morges, dove rimane per tutta la vita. 
Fino al 1936 nessuno però si occupa della sua produzione grafica, che viene quasi completamente distrutta. Poi il professor Hans Steck, direttore dell'ospedale, e la dottoressa Jacqueline Porret-Forel, suo medico personale, si prendono cura di conservare i suoi disegni, e di procurarle il materiale con cui lavorare, fino alla sua morte avvenuta nel 1964.















sabato 25 maggio 2013

lo spiraglio. film festival sulla salute mentale


Si tiene presso la Casa del Cinema di Roma nei giorni del 31 maggio e 1° giugno 2013 la
terza edizione de LO SPIRAGLIO FILMFESTIVAL, evento di corti, lungometraggi e incontri sul tema della salute mentale e del disagio psichico con la direzione scientifica di
Federico Russo e la direzione artistica di Franco Montini.
Promosso da ROMA CAPITALE Dipartimento Salute Mentale, ASL RMA – Roma Centro e Fondazione Roma Solidale onlus, il festival conferma il suo intento di raccontare attraverso le immagini il mondo della salute mentale nelle sue molteplici varietà. L’obiettivo è quello di avvicinare il pubblico alla tematica e permettere a chi produce audiovisivi, dedicati o ispirati all'argomento, di mettere in evidenza risorse creative e qualità del prodotto. “Lo sforzo - sottolineano i due direttori - è stato quello di selezionare una serie di titoli caratterizzati dal rigore e dalla serietà degli aspetti scientifici, ma anche da indubbie qualità strettamente cinematografiche”.

Apertura Festival Venerdì 31 maggio

ore 9,30

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sabato 9 marzo 2013

Borderline al MAR di Ravenna


Nella cultura europea del XX secolo diversi protagonisti delle avanguardie e psichiatri innovatori guardarono in luce nuova le esperienze artistiche nate nei luoghi di cura per malati mentali. Le ricerche di quegli anni avevano avviato una revisione radicale di termini quali "arte dei folli" e "arte psicopatologica", prendendo in esame queste produzioni sia come sorgenti stesse della creatività quanto come una modalità propria di essere nel mondo, da comprendere al di là del linguaggio formale. 
Oggi il termine Borderline individua una condizione critica della modernità, antropologica prima ancora che clinica e culturale.


In questo senso la mostra intende esplorare gli incerti confini dell'esperienza artistica al di là di categorie stabilite nel corso del XX secolo, individuando così un'area della creatività dai confini mobili, dove trovano espressione artisti ufficiali ma anche quegli autori ritenuti "folli", "alienati" o, detto in un linguaggio nato negli anni '70, "outsiders".
La mostra curata da Claudio Spadoni, direttore scientifico del museo e da Giorgio Bedoni, psichiatra, psicoterapeuta, con il supporto della Fondazione Mazzotta di Milano sarà inaugurata il prossimo 16 febbraio per proseguire fino al 16 giugno 2013.